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La chiesa rurale di San Nicola del Canneto di Butera

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      Fig. 1 L'ex chiesa di San Nicola vista da est    Apprendiamo dell'esistenza della chiesa rurale di San Nicola del Canneto (figg. dalla n. 1 alla n. 4) dagli storiografi Rocco Pirri, Carlo Alberto Garufi e Lynn Townsend White Jr.  [1]. Quest'ultimo inserisce la chiesa tra quelle basiliane di rito greco ortodosso che furono fondate o restaurate o semplicemente riutilizzate; la data che lo studioso americano riporta per la chiesa buterese è il 1131. Nell'agosto del 1143, il conte Simone del Vasto e la moglie Thomasia donarono al monaco Geremia il monastero di santa Maria di Licodia (appena fondato e destinato a diventare abbazia), al quale erano assoggettate la chiesa di San Nicola del Canneto e altre proprietà. Il paleografo Garufi studiò il documento di donazione e lo trascrisse:  " vineam, iuxta vineam Ugonis: ex una parte via mazarini, ex altera pomerium iuxta fontem iuxta in pantanum et terram que est ante ecclesiam. Ex una parte est terra...

La chiesa e il monastero della Madonna dell'Alto a Butera e l'annesso sito archeologico inedito

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         Fig. 1 I resti della cappella di Santa Maria dell'Alto visti da est      Lo storico Vito Amico, nel 1858, scriveva che re Guglielmo il Buono (re di Sicilia dal 1166 al 1189) aveva stabilito dei monaci cistercensi nel convento di Santa Maria dell'Alto, che sorgeva sul vertice di un colle a un miglio da Butera, dove ai suoi tempi rimanevano ancora <<vestigia di celle, cui cui però intera rimane unita la chiesa>> [1]. La chiesa rurale ai tempi di Amico era, dunque, ancora intera e occupata dai Frati minori del convento di San Francesco di Butera. Dalla studio di Salvina Fiorilla apprendiamo che la chiesa tra il 1166 e il 1156 era alle dipendenze di San Bartolomeo di Lipari e che dal 1209 il priore di Santa Maria dell'Alto si chiamava Pagano; quest'ultimo, per mandato del vescovo di Patti, concedeva terre della chiesa di Santa Maria de Buturio (che si trovava all'interno del paese presso il castello) a dei privati borghesi per pia...

Un inedito insediamento (fattoria romana?) in contrada Criti, territorio di Piazza Armerina

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  Fig. n. 1 Mulino di contrada Criti      A circa 1,7 chilometri a nord dal guado del torrente Olivo attraversato dalla strada provinciale n. 15, si trova uno dei tanti mulini ricadenti sulle sponde dei torrenti (tra loro affluenti) Furma, Olivo, Brahjemi: il mulino di contrada Criti (vd. foto dalla n. 1 alla n. 6). Durante un'escursione nella zona [1], sono state rinvenute le tracce di un lastricato (coordinate:  37°23'15.6"N 14°15'56.4"E)  simile a quelli di contrada Galati, Arcieri e Cacici (vd. foto dalla n. 7 al n. 11). Si tratta di un probabile diverticolo dell'Itinerarium Antonini che saliva verso il sito di Montagna di Marzo ed era di servizio anche per il latifondo Polino. Tale lastricato, ricadente ai piedi di monte Friddini e in molti tratti coperto dall'asfalto, secondo la testimonianza di anziani scendeva a valle verso il guado già citato e, nel tempo, è stato coperto dalle alluvioni. Il tracciato, comunque, corrisponde anche con la regia traz...

Un inedito e probabile edificio termale in contrada Ratto - Mazzarino

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    La vallata che si forma ai piedi dei monti Schinoso, Alzacuda e Ratto è attraversata dal torrente Nociara e comprende delle anse denominate "Gole di Ratto". Oltre che per ritrovare la bellezza naturalistica e paesaggistica, in data 04 febbraio 2023, ci addentriamo per fare un sopralluogo alla ricerca dei beni archeologico-monumentali studiati ufficialmente per la prima (e l'ultima) volta dallo storico locale prof. Liborio Centonze [1]. Siamo, in particolare, interessati al lastricato romano indicato da quest'ultimo. Mentre scendiamo lungo la falda ovest di monte Ratto (vd. fig. 1), oltre a qualche traccia di trazzera con delle basole sparse superficialmente, notiamo che emergono da una sezione di terra alcuni frammenti di un embrice ossia di un'antica tegola romana in terracotta  (coordinate geografiche: 37°20'04.1"N 14°15'53.0"E)  (vd. fig. 2).  Un po' più a valle ne troviamo un'altra più integra (vd. fig. 3). Con probabilità ci trov...