Il priorato di San Nicolò de Albara o Albana in territorio di Piazza Armerina

 

 Fig. 1
Priorato di San Nicolò de Albara, ex masseria Gambino, visto da sud est



In contrada Albara o Albana si trova ancora oggi ciò che rimane dell'antichissimo priorato di San Nicolò appartenuto all'antichissimo ordine benedettino, congregazione cassinese [1]. L'unico storico che ha offerto indicazioni per individuarne la collocazione è stato Liborio Centonze, il quale ha affermato in modo generico che esso si trova nell'ex feudo Gambino (vd. fig. 1)  [2]. Nell'ex masseria Gambino, lo storico barrese afferma che esiste sia un ambiente particolare con volta a botte, dove vi era un fonte battesimale in pietra lavica, sia un cimitero di frati nella proprietà Centonze posta a sud. Ma dove si trova l'ex masseria Gambino? Se si percorre la S.S. 191 da Barrafranca in direzione di Pietraperzia, a quasi un chilometro di distanza dall'incrocio in cui vi è il casello dell'ANAS, sulla destra si possono notare i resti di un antico cancello con mura di cinta (vd. fig. 2). Da tale ingresso si percorre tutta la stradina in salita e, in sommità si giunge proprio su un piccolo spiazzale sul quale campeggiano i resti dell'antico priorato di San Nicolò dell'Albana (coordinate: 37°24'06.3"N 14°12'52.1"E). Risulta evidente che il priorato fu prima trasformato in masseria, ad opera dei Gambino, una famiglia di proprietari terrieri che visse il proprio apice economico tra il Settecento e l'Ottocento, e poi diviso in piccole proprietà private, lottizzato e rimaneggiato da diverse famiglie di proprietari: Paternò, Centonze, Russo, Collerone, Virone, Bellomo [3]. La struttura del piccolo priorato rurale è a base quadrangolare, il cui lato misura 24 metri. Se si considera la struttura tipica dei lati di un chiostro benedettino, si può immaginare che la chiesa si trovava nel lato nord, di ex proprietà Collerone, dove i Gambino ricavarono un palmento (vd. fig. 3). Il lato est, appartenente alla famiglia Paternò, era occupato da ambienti come la sala capitolare, il dormitorio, la sacrestia, insomma luoghi di vita comune, illuminati per primi dal sole (vd. fig. 1). Nel lato Sud, di proprietà dei Centonze vi erano, ipoteticamente, il refettorio e la cucina (vd. figg. 4, 5 e 6). Infine, nel lato Ovest, di proprietà dei Virone, vi erano forse i magazzini, i depositi o gli spazi per il lavoro (vd. figg. 7, 8, 9, 10 e 11).
Posto a nord, vi era un hortus conclusus, che forse poteva servire come luogo per allevare animali domestici (vd. fig. 12). Nelle terre  a ovest e  a valle vi era un orto servito da una ziguna con una noria alimentata da un canale di adduzione con arco a forbice. 
Per quanto riguarda la storia del priorato, Paci citando Roccella e Cagni afferma che fu fondato da Santa Silvia, madre di San Gregorio Magno o da lui stesso per conto della madre con i di lei possedimenti [4]. Ovviamente il priorato non è da confondere con la chiesa di San Nicolò che era, invece, nel territorio di Convicino. San Nicolò dell'Albara si trova a poco più di due chilometri in linea d'aria a nord di San Nicolò di Convicino [5]. Nel 1222, Abbo II Barresi ricevette da un tale Amato, abbate del monastero di Santa Maria della Valle di Josafat 4000 tarì che gli servirono per liberarsi dalla schiavitù in cui lo avevavo i musulmani, che lo avevano rapito mentre si stava recando in Terra Santa. In cambio, Abbo obbligò le sue terre, compreso il priorato di San Nicolò de Albara. Alla morte di Abbo, il figlio Matteo Barresi, nel 1223, restituì i soldi all'abate Rodulfo, successore di Amato, e riebbe le terre e il priorato [6]. Verso il 1308, il priore di San Nicolò de Albara era fra Bartolomeo, come scrisse sempre Vito Amico. Non si hanno notizie riguardo a quando il priorato non fu più usato, in tal senso, potrebbero essere utili ulteriori studi e indagini archeologiche: il latifondo romano Albana, poi casale e feudo è tutto da studiare.


Fig. 2
Priorato di San Nicolò de Albara, il cancello di ingresso

Fig. 3
Priorato di San Nicolò de Albara, l'angolo in cui vi era la chiesa

Fig. 4
Priorato di San Nicolò de Albara, lato sud

Fig. 5
Priorato di San Nicolò de Albara, lato sud

Fig. 6
Priorato di San Nicolò de Albara, lato sud

Fig. 7
Priorato di San Nicolò de Albara, angolo sud ovest

Fig. 8
Priorato di San Nicolò de Albara, lato ovest

Fig. 9
Priorato di San Nicolò de Albara, lato ovest

Fig. 10
Priorato di San Nicolò de Albara, lato ovest

Fig. 11
Priorato di San Nicolò de Albara, angolo nord ovest

 Fig. 12
Priorato di San Nicolò de Albara, vista da nord, particolare del muro di cinta dell'hortus conclusus posto a nord


Note


[1] Salvatore Lo Re, Gaetano Masuzzo, a cura di, Alceste Roccella. Chiese, conventi ed istituti di filantropia a Piazza, Edizioni Lussografica, Caltanissetta 2025, pp. 12 e 240. 
[2] Liborio Centonze, Navigando i fiumi. Storia della Sicilia centro-orientale attraverso le vie fluviali, Edizioni NovaGraf, Assoro 2013, vol. I, p. 363. Anche il signor Paternò Sebastiano (n. 1947), uno dei proprietari attuali, si ricorda della presenza di questa fonte battesimale. 
[3] Gaetano Bellomo era proprietario di un locale posto a nord dell'ex priorato e dell'attiguo hortus conclus. In tale orto, ancora oggi vi è abbandonato un vagone della miniera Musalà di Pietraperzia, della quale Bellomo era proprietario.
[4] Paci, Tesi di Laurea,  pag. 201. La notizia è avvolta da leggendarietà
[5]  Si veda il post: chiesesurburbanebarrafranca.blogspot.com/2019/01/fig.html
[6] Vito Amico, Sicilia sacra, nota 4, p. 41, parte IV.
[7] Ivi pag. 46.

Autore: Filippo Salvaggio


Ringraziamenti
Ringrazio Sebastiano Paternò e suo figlio Liborio, Adriano Costa, mio zio Giuseppe Collerone e mio padre per l'aiuto offertomi.

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