Padre Antonino da Barrafranca, un barrese illustre ma dimenticato
Il sacerdote Luigi Giunta nei suoi "Cenni storici su Barrafranca" dedicò una pagina ai barresi benemeriti nell'ordine francescano e tra questi inserì Padre Antonino da Barrafranca. Costui rientrava tra i benemeriti poiché era stato eletto "Definitore del Capitolo di Aidone" nel 1708 [1]. Il titolo di definitore del capitolo (o definitore provinciale) indica che egli fu eletto come membro del Consiglio di Governo (il "definitorio") della sua provincia religiosa durante un Capitolo provinciale, ossia l'assemblea che si occupa dell'amministrazione e delle decisioni spirituali e materiali dell'ordine. Oltre a questa notizia, lo storico non aggiunse altro e, nel tempo, il frate è stato (ed è ancora oggi) oscurato e sottovalutato dai barresi. Quanti anni avrà avuto Padre Antonino nel 1708? Per questo titolo occorreva e occorre fare la professione solenne nella Chiesa Cattolica; quest'ultima per essere valida richiede di aver compiuto almeno 21 anni, età minima assoluta, anche se nella prassi e in alcuni statuti particolari si richiedono anni aggiuntivi di anzianità religiosa.
Eppure Padre Antonino da Barrafranca è stato una figura di rilievo dell'ordine dei Frati Minori Riformati in Sicilia durante il XVIII secolo non solo per questo incarico: egli era il provinciale dei padri riformati della Val di Noto. Non basta. Il frate si distinse anche per un grande atto meritorio. Eccone la storia. Il francescano giunse a Niscemi nel 1731 (quando aveva al minimo 44 anni) e aveva il compito di fare gli esercizi spirituali per la preparazione alla Pasqua dei devoti. In tale occasione, da buon devoto mariano notò che la sacra immagine della Madonna e il Bambino Gesù, denominata "Maria SS. del Bosco", era incautamente custodita in una cappella pericolante.
Il predicatore barrese, considerato che nel Piano dell'ormai diruta Torre di Castellana di Niscemi esistevano dal 1639 la piccola chiesa ed un dormitorio abbandonati da decenni, e venuto a conoscenza dell’imminente costruzione di una nuova chiesa per conservare l’immagine di Santa Maria del Bosco, propose di fare qualcosa di più ardito: non costruire semplicemente una nuova chiesa, bensì un intero monastero. Il suo compito di predicatore era ormai terminato, ma lui continuò a ritornare a Niscemi per mantenere l'entusiasmo e per seguire i lavori preliminari alla fondazione. In data 11/11/1732, con l’approvazione del principe don Ercole Michele Branciforte, signore di Santa Maria di Niscemi, si redigeva l’atto di costituzione della Fondazione del Convento dei padri francescani riformati a Niscemi, sottoscritto dal Governatore, dalla Corte Giuratoria, dal Procuratore, dal Rettore della cappella Maria SS. del Bosco e dallo stesso ex-provinciale dei padri riformati della Val di Noto, padre Antonino [2]. I lavori di costruzione della chiesa e del convento iniziarono subito ed ebbero il vantaggio di poter riutilizzare i materiali presenti nel Piano e appartenenti ai precedenti monumenti.
Padre Antonino morì il 29/05/1734 all'età di almeno 47 anni, in quanto fu colto da un male incurabile, che gli impedì di vedere realizzata e funzionante l'opera da lui fondata. I niscemesi con gratitudine gli tributarono grandi onori in occasione del funerale [3]. Il 17 marzo del 1740, il complesso, costituito dalla chiesa e dal convento, fu pienamente funzionante con dodici frati e fu denominato "Conventus sancte Maria verginis nemoris niximarum" [4] e finalmente contenne l'immagine della Madonna secondo quanto stabilito dal vescovo di Siracusa. Il convento, inoltre, fu sede di noviziato e fu anche destinato allo studio della filosofia e della teologia; fu istituito pure il Terz’ordine francescano.
Oggi, dopo aver cambiato diverse destinazioni d'uso (carcere, pretura, ospedale ecc...) il complesso è stato restaurato ed è sede del Museo Civico di Niscemi.
Si riconsegna con questo articolo la figura benemerita di padre Antonino al paese di Barrafranca, che ne saprà finalmente conservare la memoria. Sarebbe anche auspicabile risalire al nome secolare del frate francescano barrese, ma questo è un altro capitolo...
Per sigillare quanto operato dal frate minore francescano, si fa notare un particolare curioso: la torre campanaria della chiesa di San Francesco aveva un prospetto che sembra ricalcare quello della chiesa di San Francesco di Barrafranca, come si evince da una foto d'epoca scattata a Niscemi prima che l'opera subisse scempio.


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